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sabato 28 ottobre 2017

L'ULTIMA CENA & IL CAVOLO CAPPUCCIO DELLA NONNA, MA IN VERSIONE AMC


 Commuoversi davanti a un affresco:
si può, se si tratta de "L'ultima cena"
di Leonardo da Vinci.

E la ricetta del cavolo cappuccio
come lo preparava la mia nonna,
ma in versione AMC.

È tutto sul blog.


sabato 2 luglio 2016

IL GIARDINO DELLA KOLYMBETHRA. E LA MARMELLATA DI ARANCE SICILIANE

Quante meravigliose emozioni, ho provato, al Giardino della Kolymbethra!
Le condivido con voi sul mio NUOVO BLOG.

E, per ritrovare l'aroma degli agrumi maturi, ho fatto la
MARMELLATA DI ARANCE con una ricetta siciliana.

Leggete il racconto e la ricetta >

giovedì 31 marzo 2016

PIETRO, CANITUCCIA, IL MAIALINO. E LA CACIOTTINA FATTA IN CASA

Era una donna libera.
Aveva "i capelli ardenti e le labbra di garofano".
Maria.

Maria era la sua mamma.
Ma l'aveva abbandonata.

E Canituccia, a sette anni, faceva da servetta a Pasqualina.

Era povera, Canituccia.
"Portava una camicia di cotone bianco tutta toppe, un corpetto di teletta marrone e per gonnella un panno rosso, tenuto su alla cinta da una cordicella."

Era esile e smunta, Canituccia. Denutrita.
 "Aveva una testa piccola, con una faccia minuta e bianca... una testa troppo piccola sopra un corpo molto magro... Le gambe stecchite...  Il collo... dove i tendini parevano corde tese." 

Scalza, con i piedini ormai insensibili, Canituccia, tutti i giorni, fino a notte inoltrata, portava al pascolo Ciccotto, "un porcellino bianco-roseo, con una macchia grigia sulla schiena, grassottello e rotondetto".

Ciccotto era il suo amico più fedele.
Il suo compagno di giochi.

Gli voleva tanto bene, Canituccia.
E, quella volta che, in pieno febbraio, il maialino si era perso, la bimba era tornata indietro a cercarlo nel buio...

Aveva freddo, d'inverno, Canituccia.
Quando pioveva - e pioveva spesso - si copriva la testa con quel cencio rosso che le faceva da gonnella.
Ma, così, le gambette le rimanevano scoperte.
"Camminava nelle pozze d’acqua e fango, sferzata dalla pioggia, dicendo a Ciccotto:
«Corriamo... Corriamo perché a casa ci sta il fuoco e ci scalderemo».
Ma spesso il fuoco era spento e Canituccia andava a dormire ancora inzuppata dalla pioggia."


Aveva sempre fame, Canituccia.
Un' "insaziabile fame che le mordeva lo stomaco".
Al pascolo, nei campi, sognava il cibo a occhi aperti:
"«Mamma Pasqualina dà la minestra a Canituccia, che se la mangia tutta tutta»."
E "« il parroco e gli fa mangiare tante tante mele" (a Ciccotto), "mentre Canituccia si mangia il pane»."

Passarono i mesi.
"Ciccotto era diventato così grasso e grosso, che non si poteva più menarlo a pascolare molto lontano..." Canituccia "si sgomentava un poco a vederlo così grosso, tanto più di lei, che era sottile come un manico di scopa."

E venne il momento...
"Traballando un poco, Canituccia andò ad accovacciarsi in un angolo del cortile per vedere ammazzare Ciccotto. Vide al vagante lume che lo trascinavano in cortile, che... lo tenevano. Udì i grugniti disperati di Ciccotto che non voleva morire."

La chiamarono in cucina.
Qui, con le carni di Ciccotto, alcuni preparavano la salsiccia, altri confezionavano lardo e prosciutti, altri ancora cuocevano strutto e ciccioli.
"Pasqualina, sopra un angolo del focolare, faceva friggere del sangue nel tegame."

Rimase sulla soglia, Canituccia, senza entrare.

Qualcuno si ricordò che la bambina non mangiava da un giorno.
Le offrì del pane nero con sopra un pezzo di sangue fritto.
Il sangue di Ciccotto.

Canituccia moriva di fame. 
Eppure... "disse di no, semplicemente, col capo." 



Quando sarai grande - ma molto grande - Pietro, amore mio, ti farò leggere "Canituccia", racconto di Matilde Serao.

E ti racconterò che quella volta, al pranzo di Pasqua 2016, anche tu, davanti al piatto con la carne di quel maialino che avevi visto intero, con il musetto, le orecchie e la codina, hai detto no scuotendo piano la testa.

Ti dirò quante volte mi hai portata per mano a cercarlo, il porcellino.
E quante volte hai esclamato "Nooo, nooonna!", non trovandolo al suo posto.
Ti confesserò di averti raccontato una bugia, dicendoti che il maialino era scappato...

Quando sarai grande, Pietro amore - ma molto grande - non ricorderai più nulla di questa tua prima delusione.
Ma la tua nonna non dimenticherà mai i tuoi occhi, le tue labbra che imitavano il verso del porcellino.
E il momento in cui, come Canituccia, hai detto di no.
Semplicemente, col capo.




Pietro riesce sempre a commuovermi.
Un attimo di pausa per riprendermi...

Dopo un racconto come questo, la ricetta non poteva che esse vegetariana:

LA CACIOTTINA
FATTA IN CASA


I MIEI APPUNTI:

- ho usato il Cheese Maker Léklué e il forno a microonde Whirlpool;
- ho utilizzato latte di mucca, ma si può usare anche quello di pecora o di capra;
- il risultato è una formaggella fresca con un gusto leggero e la consistenza delle caciottine "primo sale".


CHE COSA SERVE?

- 1/2 l di LATTE FRESCO intero
- 1/2 l di LATTE FRESCO parzialmente scremato
- 30 ml di SUCCO di LIMONE filtrato
- 3 g di SALE fino


COME FACCIO?

1. VERSO tutto il LATTE nel contenitore esterno (bianco) del Cheese Maker, chiudo con il coperchio in silicone.

2. METTO il contenitore nel FORNO a MICROONDE. Faccio riscaldare alla massima potenza per 14 minuti (verso la fine, il latte tenderà un po' a fuoriuscire).

3. TOLGO il contenitore dal forno a microonde, apro il coperchio (attenzione al vapore rovente!), verso sul latte il SUCCO di LIMONE e il SALE.

4. MESCOLO la CAGLIATA che si forma con un mestolo di silicone, faccio raffreddare per 30 minuti a temperatura ambiente.

5. TRASCORSO questo primo periodo di riposo, MESCOLO ancora la CAGLIATA con un cucchiaio possibilmente non di metallo.

6: FILTRO il formaggio utilizzando il COLINO VERDE contenuto nel Cheese Maker. Lo COMPATTO bene, con un BATTICARNE rivestito con PELLICOLA TRASPARENTE, avendo cura di scolare più siero possibile.

7. FACCIO riposare in FRIGORIFERO per almeno 2 ORE.

8. ROVESCIO la CACIOTTINA su un piatto di portata (per toglierla più agevolmente dal cestello, dovrò "schiacciare" verso l'interno il formaggio fuoriuscito dalle fessurine laterali).

9. LA SERVO condita con OLIO, SALE, PEPE e contorni di VERDURA FRESCA.


SODDISFAZIONE ***
PAZIENZA**

 È online il mio NUOVO sito 
Gli avete dato un'occhiata?

giovedì 20 agosto 2015

IMMAGINI DI SICILIA: IGOR MITORAJ NELLA VALLE DEI TEMPLI. E LA NOSTRA RICETTA DELLA PARMIGIANA DI MELANZANE

Il tuo posto è là, Igor Mitoraj.
Nella Valle dei Templi.
In quel luogo del mio cuore che le tue opere hanno avuto il potere di rendere, se possibile, ancora più armonioso e completo.

Luglio 2011: la nostra seconda volta in Sicilia.
Un articolo su "Bell'Italia" annunciava la tua esposizione nel sito archeologico agrigentino.

 Ci siamo fermati.

Una folgorazione.
Non avrei mai immaginato che l'equilibrio tra quelle colonne dorate e le tue sculture potesse emozionarmi tanto...

I tuoi eroi parevano nati lì, tra quelle rovine.

Teste, membra, corpi spezzati.
Bende a coprire ferite o a impedirne la vista.
Spalle ricurve di guerrieri dolorosamente poggiati alla propria lancia.
Attaccate alla pelle come parassiti, Meduse dagli occhi cavi.
Una Nike alata trattenuta a terra da mani senza corpo.
Feritoie geometriche da cui pareva uscire la parte debole dell'uomo.

Eroi immensi e fragili.
Eroi di tutti i tempi. 

Te ne sei andato in silenzio, Igor Mitoraj.
Ma sei ancora là, vicino alla scultura coricata davanti al tempio della Concordia.

E guardi con gli occhi socchiusi quella valle che ti appartiene, nell'attesa che le tue opere possano tornare ad abitarla.

Lo so, forse non sarebbe indicato associare una ricetta a un post come questo.
Ma parliamo comunque di Sicilia...

E in questi giorni il Paffu e io ci siamo cimentati nella preparazione (in ingente quantità) del piatto tipico della terra che consideriamo la nostra seconda casa: la PARMIGIANA di MELANZANE.

Con buona pace dei puristi, noi (dico noi perché lavoriamo in coppia) la facciamo con le melanzane grigliate, che risultano più leggere e anche, a nostro parere, più saporite di quelle fritte.

Nel tempo, il Paffu e io abbiamo modificato ingredienti e quantità della nostra ricetta originale.
E siamo arrivati a una soluzione che ci pare ottimale.

Che ne dite di assaggiarla?

LA NOSTRA PARMIGIANA DI MELANZANE 

 

CHE COSA SERVE?

(dosi per 4 teglie di alluminio da 6 porzioni ciascuna; ho usato il BIMBY, il forno Gaggenau e l'abbattitore Fresco Irinox, ma non sono obbligatori) 

- 9 MELANZANE SCURE medio/grosse
- SALE 
- 3 vasetti da 500 g di SUGO al BASILICO Barilla
- 650 g di PARMIGIANO  grattugiato
- 16 MOZZARELLE da 125 g ciascuna
- OLIO extra vergine di oliva
- BASILICO abbondante (lavato, asciugato e privato dei gambi)

COME FACCIO?

1. TAGLIO le MELANZANE a fette (spessore 7 dell'affettatrice), le dispongo a strati sovrapposti in una teglia forata o in un colapasta, le cospargo di SALE, le schiaccio con un peso (es. delle pentole piuttosto massicce), le lascio SCOLARE per circa 30 minuti.

2. FACCIO SOBBOLLIRE il sugo di POMODORO fino ad addensarlo leggermente.

3. DIVIDO in 4 parti le singole MOZZARELLE, le metto in un colapasta a sgocciolare.

4. TAGLIO a pezzetti il PARMIGIANO. Attraverso il foro del coperchio, inserisco nel Bimby in funzione (velocità 10) alcuni cubetti di formaggio (non eccedo con la quantità per evitare che si impacchi). Li TRITO per qualche secondo. Tolgo dal boccale e ripeto l'operazione fino a esaurimento del PARMIGIANO. Metto il formaggio da parte.

5. SENZA LAVARLO, metto nel boccale 1/4 delle MOZZARELLE e le TRITO velocemente con brevi colpetti di turbo. Tolgo dal boccale e ripeto fino a esaurimento delle MOZZARELLE. Le metto da parte.

6. PRERISCALDO il GRILL a 220°C. Inserisco la GRIGLIA del forno nella corsia più alta e metto la leccarda nella corsia immediatamente inferiore.

7. SPENNELLO le fette di MELANZANA con poco OLIO extra vergine di oliva.

8. DISTRIBUISCO (anzi, questo è il lavoro del Paffu...) le fette di MELANZANA sulla griglia del forno. CUOCIO il primo lato per 4-5 minuti, il secondo per 3-4 minuti. Ripeto fino a esaurimento delle MELANZANE. Le metto da parte.

9. UNGO le teglie con un filo d'OLIO.

10. ASSEMBLO le PARMIGIANE:
- faccio uno strato di fette di MELANZANA grigliata,
- distribuisco sulle melanzane la MOZZARELLA tritata,
- faccio cadere sulla mozzarella un po' della SALSA di POMODORO addensata,
- spolverizzo con abbondante PARMIGIANO grattugiato,
- suddivido sulla superficie dello strato le foglioline di BASILICO,
- irroro con poco OLIO extra vergine di oliva.

11. RIPETO il punto 10 fino a creare 3 STRATI.

12. PREPARO l'ABBATTITORE per la surgelazione (qualora decida di surgelare le teglie di PARMIGIANA).

13. RISCALDO il FORNO a 180° (ventilato).

14. TOLGO la leccarda dal forno. SPOSTO la GRIGLIA nell seconda corsia iniziando dal basso.

15. CUOCIO le PARMIGIANE a due a due per circa 30 minuti.

16. LE SERVO tiepide oppure le faccio surgelare nell'abbattitore (qualora decida di conservarle).

N.B.: Consiglio di mangiare la PARMIGIANA di MELANZANE dopo la surgelazione: incredibilmente, è molto migliore!

SODDISFAZIONE ****
PAZIENZA ***

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martedì 4 febbraio 2014

LINEA D'OMBRA: "VERSO MONET". CIBO PER L'ANIMA.

Cara Nadia,

questo post lo dedico a te, che sei forse l'unica lettrice delle rare escursioni "culturali" in questo blog.
E mi auguro che le nostre amiche Anto e Raffaella non me ne vogliano.

Sono passati ormai oltre due mesi dalla nostra visita alla mostra "Verso Monet", organizzata a Verona da "Linea d'ombra".
La mostra sta per chiudere (riaprirà quanto prima a Vicenza).
Eppure, io ho ancora negli occhi e nel cuore le emozioni che alcune delle opere esposte mi hanno dato...

Li voglio fissare nella memoria, i quadri che mi hanno maggiormente colpita.
E lo faccio nel modo che mi è più congeniale: riportando la mia personale "classifica" in un post.

Incomincio dal mio favorito, e vado a scalare con gli altri:





Vincent Van Gogh
"L'ULIVETO" 
1889
(particolare)

Ero già uscita dal circuito della mostra, quella sera, ma ho pregato la signorina dello staff di lasciarmi rivedere un'ultima volta questo dipinto.
Perché, da esso, proprio non riuscivo a separarmi.

Non c'è niente da fare: Vincent mi coinvolge sempre più di chiunque altro.
Le pennellate sofferte, i vortici delle foglie, i tronchi nodosi mi ipnotizzavano, trascinandomi nell'angoscia del pittore...

Ma i blu, i verdi sembravano scelti per placare quest'ansia.
E le striature chiare, dorate e (forse) rosate, mi dicevano che, in fondo al tunnel, ci può essere la luce.



Claude Monet
"LA CASA DEL PESCATORE SUGLI SCOGLI A VARENGEVILLE"
1882
(particolare)

Bene hanno fatto, i curatori, a eleggere questo dipinto a icona della mostra.
Perché è splendido: solare, luminoso, rasserenante.

Una luce colorata, quasi estiva, si riflette sulle tegole e sulla vegetazione.
All'orizzonte, vele bianche sulle onde che sfumano dal verde al blu.

Non so perché, ma le ombre dei due camini hanno attirato immediatamente la mia attenzione: forse volevano dirmi che l'immagine è pomeridiana.

Ho sentito familiare questo scorcio.
E mi ha colto una struggente nostalgia della Francia e del suo mare.


Paul Gauguin
"NEVE A VAUGIRARD"
1879
(particolare)

Il terzo posto spetterebbe di diritto a un piccolissimo disegno di Rembrandt "VEDUTA DI HAARLEM CON LA TENUTA DI SAXENBURG IN PRIMO PIANO" - 1650/1651: poco più di una linea orizzontale su una carta macchiata dal tempo. Che non definisce nulla. Ma dice tutto...

Purtroppo, non ho trovato traccia leggibile di quest'opera in alcun luogo virtuale.
Per questo, ho dovuto ripiegare (si fa per dire) sul paesaggio innevato di Paul Gauguin.
Dove i tronchi neri degli alberi spogli spiccano sopra un mondo bianco e ovattato.


Jacob van Ruisdael
"VEDUTA DI ALKMAAR"
1670/1675 circa
(particolare)

Modernissima inquadratura dell'Olanda, quasi da manuale di fotografia.
Tanto cielo, mosso da nubi parzialmente illuminate dall'alto.
Sotto, bassissima, la pianura marezzata dall'ombra delle nuvole.

Ma c'è un particolare che voglio farti notare, Nadia: la ripresa dall'alto non può essere che una finzione. Sono stata da poco in quelle zone, e, a meno che tu non salga su un elicottero (che nel 1670 non era ancora disponibile), non vedi altro che la siepe davanti a te...
A conferma che, nel paesaggio, vero e falso possono convivere.


Edgar Degas
"CASE AI PIEDI DI UNA SCOGLIERA" 
(Saint-Valery-sur-Somme)
1896/1898
(particolare)

Non azzardarti a chiedermi, Nadia, perché io abbia scelto questo dipinto, così lontano dai miei schemi abituali: un'immagine sui toni del rosa (colore che odio), e in cui siano state contraffatte (abominio!) le disposizioni dei quartieri.
Ti risponderei che non lo so.

Questi sono i misteri, meravigliosi, dell'arte.

                                              Un abbraccio.

                                                            Valeria


P.S.: C'è un'ottima ragione, cara Prof, se ho utilizzato per il titolo il "SAN GIORGIO MAGGIORE AL CREPUSCOLO" di Monet.
Perché è la locandina della mostra di Vicenza.

Ma, come ben sai, non sarà quello il nostro prossimo appuntamento: a Bologna, dall'8 febbraio, ci aspetta "LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA"...

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sabato 13 aprile 2013

"OMAGGIO A CARLO GORNI": UN'ENTUSIASMANTE ESPERIENZA

Se avessi anche solo lontanamente immaginato quanta genialità c'era dietro il logo del mio studio, giuro, non mi sarei mai lasciata sfuggire l'occasione di conoscere personalmente Carlo Gorni.
E stamattina, visitando la mostra dedicata all'artista, ho toccato con mano le emozioni che ho perduto a far passare tanto tempo...

Non è molto che Carlo ci ha lasciati.
Ma oggi, al vernissage, era più che mai presente tra proprie opere.
E nello sguardo giustamente orgoglioso di Roberto e Laura, i nipoti/curatori dell'allestimento.

Ripartiamo dall'inizio: qualche anno fa, ho chiesto un logo per il mio studio alla mia carissima cugina Laura Albertini (che, tra l'altro, è anche l'architetto artefice di tutti gli spazi in cui vivo).
Naturalmente, avevo le mie solite pretese: innanzitutto, che usasse come base il quadro che ogni mio paziente conosce, quello appeso alla reception.
Laura ha passato la patata bollente allo zio del proprio marito.

Allora, io non sapevo ancora quanto importante fosse l'anziano grafico che, utilizzando matite azzurre e nere, aveva elaborato quello che è e rimarrà per sempre il mio simbolo.
A dirla tutta, non l'ho saputo fino a questa mattina: e potete immaginare con quale stupore ho scoperto che "lo zio", a Verona, ha progettato quasi tutti i loghi più significativi. 


Ma non è tutto: Carlo Gorni era un artista meravigliosamente eclettico.
Tanto da spaziare, con le sue opere, dalla caricatura all'architettura, dal biglietto di auguri alla ricostruzione 3D di edifici, dal manifesto alla scultura...

Ed è proprio la scultura quella che mi ha colpita dentro.
Quella scultura fatta con un materiale "povero" (striscioline di cartone ingegnosamente assemblate), ma "ricchissima".
Di sintesi.
E di energia.

Perfetta è la scelta del ciclista come icona della manifestazione: i nastri che si distaccano dalle spalle sotto il soffio del vento, le incisioni circolari sulle ruote a dare l'effetto della velocità, i muscoli dei polpacci evidenziati da esse di cartone.

E che dire delle sculture "futuriste", della convergenza degli elementi in Sinergia?
Dell'essenzialità della Pattuglia acrobatica?
O delle mani contratte del Cristo senza croce di INRI?

Alla fine, Andrea e io siamo usciti dalla sala Birolli, sede dell'evento, entusiasti come bambini.

Anche per questo, mi permetto di consigliarvi di visitare questa mostra.

Sobria. Raffinata. Coinvolgente.
Proprio come doveva essere Carlo Gorni.


 

domenica 24 febbraio 2013

ART & THE TOWN: QUATTRO AMICHE, VERONA E LA MOSTRA SUL RITRATTO "DA BOTTICELLI A MATISSE" DI LINAEDOMBRA

Quattro: come Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha.
Ma completamente diverse.
Siamo noi. In ordine alfabetico: Antonella, Nadia, Raffaella e, naturalmente, io/Valeria.
Due castane, una rossa e una bionda.
Due magre e sportive, due paffutelle - scusami, Nadia! - e amanti della buona tavola (indovinate a quale gruppo appartengo...).

In comune, un'amicizia vecchia di quarant'anni (nata sui primi quattro banchi della sezione H, al liceo), la gioia di stare insieme e l'amore per l'arte.
Ed è proprio l'arte che, periodicamente, ci riunisce, a dispetto delle distanze che ci separano.
Sabato scorso, per esempio, Anto - onore al merito! - ha organizzato una visita guidata alla mostra "Da Botticelli a Matisse", qui a Verona.
Il Palazzo della Gran Guardia ci ha accolte con la sua scalinata, che ci ha condotte alla preziosa raccolta di ritratti.
"Spalmati" in un periodo che va dal 1400 a 1900.

Consueta delusione nella prima sala: la solita scadente illuminazione e un piccolissimo "Beato Angelico" inserito in una posizione che non permetteva nemmeno di vederlo.

Ma poi, che meraviglia!
Di solito, sono poche le opere che mi colpiscono al cuore.
In questa mostra erano quattro, anzi, cinque: un numero altissimo, per quelle che sono le mie abitudini...

Ve le elenco a mo' di classifica: in ordine inverso, riportando per ultimi i miei "preferiti".



 





















5. Pontormo - "I due amici".
Una fotografia del 1500.
Su uno sfondo scuro, due giovani in abito nero alzano di scatto la testa, sorpresi per la presenza dell'amico.
La poca luce viene da sinistra.
In mano, un foglio che riporta un brano del "De amicitia" di Cicerone.
Che ne dite, ragazze? Secondo me, questo quadro potrebbe diventare il logo del nostro gruppo...




 





















4 e 3: Rembrandt (Harmenszoon van Rijn) - "Il reverendo Johannes Elison" e sua moglie.
Due opere indivisibili: sembrano ritagliate da un unico pannello.
Sfondo scuro, quasi neutro, e cappello a tesa larga per lei. Libri aperti e volumi allineati per lui.
Illuminati da sinistra, appaiono come attori su un palcoscenico.
Non per niente, il 1600 è noto come il secolo del teatro...



 






















Dura scegliere tra il primo e il secondo classificato.
Posso proporre un ex aequo?
Mettiamo anche questi autori in ordine alfabetico, allora.
 

 






















Jan Van Eyck - "L'uomo dal turbante turchese".
Del 1400, ma di una modernità disarmante.
Un giovane mostra l'anello destinato alla promessa sposa.
L'espressione è pensierosa, quasi perplessa.
L'immagine, essenziale nella costruzione e nei colori.
Non vorrei sembrare sembrare presuntuosa, ma sento una grande affinità con questo pittore...


 






















Van Gogh - Autoritratto
Non poteva permettersi di pagare dei modelli: per questo ritraeva se stesso.
Lo sguardo triste rivolto verso l'alto.
I peli rossi della barba.
La luce che disegna i tratti del volto e i particolari dello scarno abbigliamento.
Un'angoscia profonda che affiora tra le pennellate.















Raccomando vivamente a tutti di seguire la splendida mostra sul sito di Lineadombra http://www.lineadombra.it/da-botticelli-a-matisse/la-mostra (da cui ho tratto le immagini di questo post).
Meglio ancora, sarebbe visitarla al Palazzo della Gran Guardia a Verona.

Ma... posso darvi un consiglio che viene dal cuore?
Condividetela con amici che, come voi, amino l'arte (proprio come abbiamo fatto Antonella, Nadia, Raffaella e io).
E vi sembrerà ancora più bella.


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