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sabato 12 aprile 2014

IL DADO VEGETALE "DI EMERGENZA" (RICETTA BIMBY)

Ho incominciato a fare in casa il dado per evitare l'utilizzo di glutamato, causa marito sofferente di emicrania.
Poi, però, ho scoperto quanto questo dado sia buono e quale sapore dia ai piatti a cui viene aggiunto.
Anche mia mamma l'ha intuito, e ormai me lo "commissiona" periodicamente...

La ricetta originale prevederebbe l'utilizzo di zucchine e pomodorini freschi: a volte non reperibili, soprattutto nella stagione invernale.
Capita anche di trovarsi sprovvisti, in casa, di cipolla/sedano/carota.

Che fare in questi casi?
Ho ovviato utilizzando direttamente il MIX per SOFFRITTO surgelato.
E, contro ogni previsione, il mio DADO VEGETALE di EMERGENZA è riuscito benissimo!


"IL DADO VEGETALE DI EMERGENZA"


CHE COSA SERVE?
(per 2 vasetti Bormioli da 150 ml., quelli piccoli)

- 420 gr. di MIX per SOFFRITTO surgelato
- 1/3 di tubetto di DOPPIO CONCENTRATO di pomodoro Mutti
- qualche foglia di SALVIA
- un paio di foglie di BASILICO (a piacere)
- un rametto di ROSMARINO
- un cucchiaio di OLIO extra vergine di oliva
- 300 gr. di SALE GROSSO
- 2 VASETTI Quattrostagioni Bormioli da 150 ml.

COME FACCIO?

1. INSERISCO nel boccale le ERBE AROMATICHE (precedentemente tagliuzzate in piccoli pezzi): 10 secondi, velocità 7.

2. UNISCO il MIX PER SOFFRITTO. Frullo per altri 10 secondi, velocità 7.

3. AGGIUNGO il SALE, il DOPPIO CONCENTRATO DI POMODORO e l'OLIO. Cuocio 20 minuti, temperatura Varoma, velocità 2 (con il misurino inclinato). Se dovesse risultare ancora troppo liquido, cuocio ancora per qualche minuto a temperatura Varoma.


4. OMOGENEIZZO per 30 secondi a velocità Turbo.

5. RIEMPIO i vasetti, che ho già STERILIZZATO in forno a 180°C.  Li CHIUDO con i coperchi che ho tuffato precedentemente in ACQUA BOLLENTE. 


6. FACCIO RAFFREDDARE i vasetti contenenti il dado e li tengo in FRIGORIFERO (dove posso conservarli per TRE MESI). È possibile anche SURGELARE il dado, porzionandolo in un contenitore per il ghiaccio.


SODDISFAZIONE *****
PAZIENZA *

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mercoledì 15 maggio 2013

LA SALUTE DEL CUORE PASSA PER LA BOCCA

Anche dal dentista i pazienti potranno ricevere una carta da compilare che quantifica il rischio di ammalarsi di cuore, di diabete o di un ictus, un rischio oggi valutato negli studi dei medici di famiglia. Una cartella “made in Italy” indagherà infatti i nessi con le più comuni patologie orali.
Presentata al recente congresso di Potsdam (Germania) della World Dental Federation (FDI) – Associazione mondiale degli odontoiatri (1,5 milioni di iscritti e 140 nazioni aderenti) guidata dal portoghese Orlando Monteiro da Silva – la “Carta per migliorare la salute” ha un cuore italiano, anzi italo-tedesco. L’ha ideata, incrociando le statistiche sulla compresenza di paradentosi-diabete e paradentosi-cardiopatie, un pool di odontoiatri di caratura internazionale guidato da Gerhard Seeberger, già presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO). «Un questionario che ci consente di monitorare nel paziente patologie quali possibili concause di affezioni odontoiatriche o che possono a loro volta esserne peggiorate per via di fattori infiammatori rilasciati, ad esempio, da placca e gengiviti – spiega Seeberger –. Con una semplice schedina si possono conoscere età, sesso, misure del paziente, indice di massa corporea ed eventuali scostamenti dai parametri normali. E condividere con gli utenti e i loro medici curanti i valori di fattori di rischio come obesità, pressione arteriosa, glicemia, colesterolo, oltre che lo stato delle patologie odontoiatriche». La scheda, che ogni dentista terrà come cartella clinica informatizzata da aggiornare nel tempo, sarà distribuita su carta in Italia, primo paese a diffonderla, già da maggio; se ne occuperanno per ora gli oltre 7.000 dentisti associati ad AIO, provider di formazione e sindacato odontoiatrico nazionale. L’obiettivo è condividerla tra 50-60 mila dentisti sparsi sul territorio «affinché siano al corrente di importanti comorbilità, avendo competenze per scoprire, segnalare, valutare e, per la parte di competenza, prenderle in cura», dice Seeberger. Sul retro, il mini questionario entra nel dettaglio degli stili di vita, valutando con domande a triplice risposta eventuali punti deboli del paziente (poco sport, fumo, alcol, dieta erronea) e chiedendogli, come si fa già in alcune sperimentazioni di medicina generale (Chronic related groups in Lombardia), un piano per migliorarsi entro un tempo-target. «La carta di Seeberger, che è anche presidente uscente dell’ERO, organizzazione regionale europea dell’FDI, è, insieme alle Linee guida ministeriali sulla prevenzione, una delle gambe su cui poggia il programma di comunicazione AIO con i pazienti di quest’anno – dice il presidente AIO Pierluigi Delogu –. Solo facendo prevenzione a tutto tondo i pazienti odontoiatrici hanno la garanzia non solo di curarsi meglio dal punto di vista che ci compete, ossia la salute orale e dentale, ma anche di spendere meno». Delogu presenta ufficialmente la Carta al congresso AIO di Alghero. Seeberger apre a una futura collaborazione con i medici di famiglia: «La salute è obiettivo di tutti, medici e dentisti – dice – e spero che in tempi brevi si sviluppi un rapporto che dimostri in primis la responsabilità della categoria. Lo vuole il nostro paziente».
L'articolo è stato pubblicato sul numero 5 di Dental Tribune (maggio 2013).
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lunedì 29 ottobre 2012

MACCHIE, BANDE, FORELLINI SULLA SUPERFICIE DEI DENTI. C'E' DA PREOCCUPARSI?


Molto frequentemente, le mamme si preoccupano notando, sulla superficie dei denti dei loro bambini,  macchie chiare, o scure, oppure anomalie di forma.
Non si tratta, in genere, di patologie gravi: nella maggior parte dei casi, il dentista si limita a controllare fino al termine della crescita l’evoluzione del fenomeno, associando igiene, fluorizzazione e protezione con resina delle zone danneggiate. Successivamente, potrà intervenire in modo più mirato con ricostruzioni in composito, faccette o corone.
Due sono i gruppi di patologie a carico dello smalto dentale:
1.     IPOPLASIA DELLO SMALTO: clinicamente, presenta macchie biancastre, gessose, oppure pigmentazioni brune.  Può interessare uno o più elementi dentari. Può avere diverse cause: malattie esantematiche, traumi, lesioni periapicali dei denti decidui, eccesso di somministrazione di fluoro, antibiotici come le famigerate tetracicline, alterazioni genetiche, malattie congenite e deficit nutrizionali.
2.     AMELOGENESI IMPERFETTA: in questo caso, la superficie dello smalto appare irregolare: sottile, con bande lineari che interessano la circonferenza della corona, ipocalcificato, a volte praticamente assente, oppure bucherellato e con mammellature.
In tutti i casi, esso risulta facilmente aggredibile dagli acidi della placca, con la conseguente insorgenza di carie. L’origine della malattia è genetica; deficit nutrizionali, traumi, radiazioni, difetti neurologici, sindrome nefrosica, reazioni allergiche, avvelenamento da piombo possono comunque favorirne l’insorgenza.
Nell’amelogenesi imperfetta, si distinguono  3 classi:
-        Ipoplasica: presente sia nella dentizione decidua che in quella permanente; è caratterizzata da carenza di smalto, denti spaziati o in numero alterato, riassorbimenti delle radici o pigmentazioni.
-        Ipomatura: in questa forma lo smalto è gessoso, macchiato, trasparente ai raggi X.  Frequente è la taurodonzia, cioè la presenza di radici più corte del normale.
-        Ipocalcificata: lo smalto appare tenero, rugoso, addirittura assente (dando luogo alla cosiddetta “Agenesia dello smalto”, caratterizzata da colorazione giallo-arancio dei denti e spesso addirittura accompagnata dall’assenza di elementi dentari). 

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Foto: esterno del Guggenheim Museum, New York.

martedì 13 dicembre 2011

METTIAMOCI UNA VITE!!! GLI IMPIANTI DENTALI.

L'implantologia è la branca dell'odontoiatria che permette la sostituzione di denti mancanti con "radici artificiali" in titanio integrate nell'osso mascellare.
Oggi, essa è una pratica universalmente accettata da dentisti e pazienti, grazie anche alla consapevolezza del maggior rispetto dei tessuti orali rispetto alla protesi tradizionale.
È difficile condensare un argomento così vasto in un unico articolo: cercherò di riportare i concetti essenziali nel modo più chiaro e sintetico possibile.
Gli impianti (“fixtures”) sono "viti" in titanio inserite chirurgicamente nell'osso mandibolare o mascellare, atte a permettere la connessione di protesi, fisse o mobili, per la restituzione della funzione masticatoria. 
Possono essere di diverse forme o superfici, e vengono inserite nelle diverse sedi con tecniche e tempistiche diverse a seconda dei casi. 
Il titanio con cui sono costruite è un materiale biocompatibile, che non comporta reazioni da parte dell'organismo (cioè non provoca il cosiddetto “rigetto”).
Nella maggior parte dei casi, gli impianti, una volta inseriti, vengono lasciati sommersi per qualche mese sotto la gengiva, che viene successivamente “perforata” al fine di connettere le fixtures alla parte protesica (tecnica “two stages”).
In alcuni casi, è possibile comunque evitare la “riapertura” collegando immediatamente l’impianto a una speciale “vite di guarigione” che affiora dalla gengiva (tecnica “one stage”).
La moderna implantologia endossea utilizza generalmente impianti di forma cilindrico/conica, che possono o meno essere filettati e presentano svariate caratteristiche superficiali.  
Gli impianti, posizionati nell'osso del paziente, verranno fortemente integrati in esso dai meccanismi fisiologici della rigenerazione ossea: avverrà la cosiddetta osteointegrazione (un’unione tra osso e impianto, stabile sotto carico e atta a garantire la funzione masticatoria in assenza di segni clinici o sintomi).
In base alla tempistica di funzionalizzazione (cioè di collegamento con il provvisorio o la protesi) avremo:

  • carico immediato (quando la parte protesica viene connessa immediatamente, o quasi, alla fixture); 
  • carico differito (quando tale connessione viene rinviata di qualche mese). 

Gli impianti maggiormente utilizzati sono quelli endossei che utilizzano protocolli di carico differito: infatti, essi sono quelli più testati clinicamente, anche dalla letteratura internazionale.
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giovedì 17 novembre 2011

NONNI ALLA RISCOSSA, CON I MINI-IMPIANTI



Conoscete qualche persona disperata perché la sua protesi mobile (insomma, la sua dentiera) non è stabile?
Di solito, questo accade alle protesi inferiori, che hanno un’area di adesione inferiore rispetto alle superiori e vengono facilmente dislocate dai movimenti della lingua (ma anche le protesi superiori, a volte, possono dare problemi).
In questi casi, è possibile creare un “aggancio” per la dentiera esistente collegandola a “mini-impianti”.
Che cosa sono i “mini-impianti”?
Sono delle piccole viti in lega di titanio che vanno inserite nell’osso senza che vi sia la necessità di incidere la gengiva (infatti, vengono definiti “impianti trans-mucosi”).
E’ un intervento doloroso?
L’intervento è assolutamente poco invasivo e si conclude nell’arco di circa un’ora.
Il dolore post operatorio è ridotto al minimo, o facilmente controllabile con normali antidolorifici.
E’ possibile mantenere la vecchia protesi o è necessario sostituirla?
Nella maggior parte dei casi, non è necessario rifare la vecchia protesi: essa va adattata, inserendo nella parte gengivale alcune cappette che si agganceranno ai mini-impianti.
Solo in rari casi la dentiera esistente non è sufficientemente estesa per poterla riutilizzare, per cui va sostituita.
Che ne pensano i pazienti?
Da un sondaggio condotto tra i nostri pazienti che hanno eseguito i “mini-impianti”, il consenso è stato unanime: tutti ci hanno confermato che la loro protesi è assolutamente più stabile e che la loro qualità di vita è migliorata.
Abbiamo anche chiesto loro se, potendo tornare indietro, avrebbero rifatto l’intervento. Hanno risposto tutti: “Certamente, anzi, l’avrei addirittura fatto prima!”.
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domenica 6 novembre 2011

UNA NUVOLA DI BENESSERE: L'OZONO


E’ un peccato che l’utilizzo dell’ozono non abbia preso piede tra molti miei colleghi odontoiatri.
Perché è un sistema intelligente, che permette una disinfezione della superficie dentale altrimenti non ottenibile.
Che cos’è l’ozono?
L’ozono è un gas presente in natura, formato da tre atomi di ossigeno.
Estremamente instabile e reattivo, ha una potente capacità ossidante: ciò lo rende adattissimo alla disinfezione, non soltanto in campo dentale.
Quali sono i suoi usi odontoiatrici?
Il primo utilizzo odontoiatrico dell’ozono fu, qualche anno fa, la sterilizzazione dei solchi occlusali dei denti per evitare il progresso di piccole carie.
Anch’io l’ho sfruttato a tal fine, e, devo dire, buona parte dei solchi trattati ha avuto un’evoluzione positiva. 
Successivamente, fu introdotto l’uso del gas  per la sterilizzazione di cavità molto strette e profonde. E’ un sistema che ho adottato, con ottimi risultati , soprattutto perché molto conservativo.
La metodica che mi ha dato gli esiti migliori, però, è l’applicazione dell’ozono in cavità profonde (quelle con grave deterioramento dei tessuti): quanti denti  ho salvato dalla “devitalizzazione”, con questo sistema!
E’ utile soprattutto nei bambini, sui dentini da latte molto compromessi, usando il seguente protocollo: 
- la dentina cariata viene sommariamente ripulita (una detersione più profonda potrebbe portare alla devitalizzazio-ne del dente);
- è poi sterilizzata con l’ozono; 
- viene coperta con un’otturazione provvisoria;
- la medicazione rimane “in situ” per almeno tre mesi;
- trascorso questo tempo, viene sostituita con una nuova otturazione provvisoria o una definitiva.
Che cosa è accaduto, nel frattempo? La polpa dentale ha reagito, “ritirandosi” dalla carie e permettendo un’intervento di ricostruzione più sicuro.
Utilissimo anche il sistema della sterilizzazione dei canali dei denti durante i trattamenti endodontici. Minore è la quantità  di batteri presenti, maggiore è la probabilità di successo di un trattamento odontoiatrico di questo genere. Ergo, l’uso dell’ozono aumenta la probabilità di successo delle cosiddette “devitalizzazioni”.
Esistono anche altri utilizzi odontoiatrici: negli sbiancamenti dei denti vitali o devitalizzati, nelle lesioni dei tessuti molli (come, per esempio, quelle da Herpes Simplex)...
Ma ne parleremo in articoli successivi...
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Fotoi: tramonto a Scopello (TP).

venerdì 14 ottobre 2011

C'E', MA NON SI VEDE... L'APPARECCHIO INVISIBILE INVISALIGN


Seconda domanda in ordine di frequenza da parte 
dei miei carissimi pazienti è quella che riguarda 
l’ORTODONZIA INVISIBILE.
Viviamo nell’era dell’immagine: è del tutto logico, quindi, che esista la richiesta di allineare i denti evitando l’applicazione di antiestetici attacchi.
L’alternativa all’ortodonzia tradizionale è l’applicazione di una serie di mascherine trasparenti, gli “ALIGNERS”, che permettono lo spostamento degli elementi dentari senza problemi estetici.
Questi “APPARECCHI INVISIBILI” hanno un costo analogo a quello di un trattamento normale e, nella stragrande maggioranza dei casi, risultati sorprendenti.
Vanno portati per tutta la giornata e tutta la notte. 
Vengono rimossi quando si mangia, si fuma o si assumono bevande calde che potrebbero deformare l’”aligner”.
Sono facilissimi da pulire, riducendo il rischio di carie.
Sono curatissimi nelle finiture, per cui risultano estremamente confortevoli.
RIASSUMENDO
Ecco i pregi dell’ORTODONZIA INVISIBILE:
  • ESTETICA
  • MAGGIOR COMFORT
  • MENO CARIE 
  • COSTO non superiore a quello di un trattamento tradizionale.

Per ulteriori informazioni, visitate
www.invisalign.it oppure il mio sito
www.drvaleriaderossi.it



La mia foto rappresenta una scultura di Igor Mitoraj, esposta nel 2011 nella Valle dei Templi di Agrigento.